CONTRATTI: IN SICILIA HANNO VOTATO IN 358 MILA, I NO AL 97%
(AGI) – Palermo, 30 mar. – Solo a Palermo e provincia sono andati in 93.441 alle urne per votare al referendum indetto dalla Cgil tra tutti i lavoratori sull’accordo separato fatto dal governo nazionale assieme agli industriali, a Cisl e a Uil. Il 98,02 per cento, 90.452 su 93.441 votanti, ha votato no, bocciando l’accordo. Le schede bianche sono state 1160 e i voti favorevoli all’accordo 1829, l’1,98 per cento. Tra i votanti il 67 per cento sono stati lavoratori dipendenti mentre il 37 per cento pensionati. “Il dato piu’ rilevante e’ che a votare contro l’accordo separato sono stati non solo iscritti alla Cgil ma anche i non iscritti e gli iscritti ad altre organizzazioni sindacali. In alcuni casi eclatanti, come nelle 265 scuole di Palermo e provincia dove si e’ votato, i voti contrari sono stati 16.968 mentre gli insegnanti iscritti alla Cgil sono 2.700 – dice il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Cala’ – La cifra dei contrari e’ altissima. Questo denota una inequivocabile contrarieta’ del mondo del lavoro a un accordo che diminuisce il potere d’acquisto dei salari e indebolisce i diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro”.
Al Cantiere Navale di Palermo e nell’indotto hanno votato 937 lavoratori su 1159 aventi diritto. Di questi, 911 sono stati i contrari mentre gli iscritti alla Cgil sono 386. Alla Fiat, su 2.014 aventi diritto, hanno votato in 1.193. In totale sono stati 1.137 i contrari (gli iscritti alla Cgil sono 650). Alla Provincia regionale di Palermo su 1.731 aventi diritto, i votanti sono stati 889 e i voti contrari all’accordo 866. Gli iscritti alla Cgil, minoritaria alla Provincia, sono 346. All’Amat su 1885 votanti (gli iscritti alla Cgil sono 410) su 918 votanti 846 si sono pronunciati contrari all’accordo separato. “Questi dati esprimono la necessita’ di una grande ventata di democrazia. I lavoratori vogliono esprimersi sul loro futuro. Hanno partecipato in massa alle 800 assemblee preparatorie che abbiamo fatto in questo mese e mezzo e al nostro referendum, dichiarando cio’ che pensavano. Da questa popolare consultazione l’accordo separato esce a pezzi – aggiunge Cala’ – Questo significa che il mondo del lavoro non e’ convinto delle soluzioni che il governo immagina per superare la crisi ma anche piu’ in generale per migliorare la condizione economica e qualitativa del lavoro. Questo risultato e’ anche un’importante prova del fatto che il Paese e la Cgil non si sono fatti ammutolire dalla molteplicita’ delle sigle che hanno firmato l’accordo”. (AGI)
Mrg